Sep 29

Numeri 899Il Ministero delle Comunicazioni continua a rilasciare numerazioni 899. Erano 100.000 appena due anni fa, sono 140.000 oggi: un incremento del 40% in soli 24 mesi.

I numeri arrivano dall’Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori) che attacca sia la cattiva gestione dei numeri a tariffazione aggiunta (le chiamate verso tali numerazioni dovrebbero essere disabilitate a priori e non soltanto dopo la richiesta degli utenti), sia l’occhio pigramente “distratto” dell’Agcom (Autorita’ per le Garanzie delle Comunicazioni) che permette tariffe 899 sino 15 euro al minuto.

Tralasciando anche solo per un attimo le truffe 899 (linee erotiche, cartomanzia, ciarlatani maghi, eccetera), i numeri a tariffazione aggiunta stanno diventando micidiali armi legali nelle mani delle Aziende.

Un esempio? Se avete bisogno di informazioni commerciali, Tiscali ve le offre gratuitamente al numero 130. Ma se quello di cui avete bisogno e’ assistenza, ecco che il numero diventa un 892 a pagamento (con tariffe che partono da 0,52 EURO + iva). In questo modo Tiscali e’ in grado di lanciare appetibili offerte, offerte che pero’, in caso di problemi/guasti (e sappiamo benissimo che i problemi ADSL sono all’ordine del giorno), richiedono numerose telefonate all’assistenza clienti.

Risultato? I costi salgono vertiginosamente, arrivando spesso a superare i canoni precedentemente proposti (con assistenza telefonica gratuita).

Perche’, quindi, l’occhio dell’Agcom non dovrebbe essere distratto?

Il meccanismo e’ perfetto: ogni 899 che viene rilasciato genera ricchezza per ogni soggetto coinvolto nella sua nascita e vendita.

L’unico a rimetterci, naturalmente, è l’utente finale.

Sep 26

Nota musicale Il rapporto 2007 sull’economia della musica del Centro Ask Boccon mostra chiaramente come le vendite online siano in notevole crescita (116%) a scapito della distribuzione tradizionale (CD). In termini assoluti le differenze sono ancora notevoli (607 milioni di euro il giro d’affari della discografia tradizionale contro i “soli” 6,9 milioni di quella digitale), tuttavia e’ evidente che il settore dell’online sara’ il segmento trainante nei prossimi anni.

Cosa significa tutto questo? Significa che il download illegale di brani musicali non solo non ha arrecato i danni pianti dalle Major discografiche, ma ha addirittura aiutato il decollo delle piattaforme di vendita online.

In che modo? Grazie alla diffusione di ipod, zen micro e lettori mp3 vari. Grazie a tale diffusione, infatti, si sono raggiunte e superate le cifre critiche, ovvero quelle che garantivano un ritorno dell’investimento, spingendo cosi’ le aziende discografiche (e non) ad investire nel settore. Un esempio? Itunes store e’ nato il 28 aprile 2003, oltre un anno e mezzo dopo il lancio dell’iPod (ottobre 2001). Che brani ha riprodotto il player Apple nel frattempo? In parte mp3 rippati da CD originali regolarmente acquistati, in parte brani scaricati e/o scambiati con amici.

La miopia delle Major discografiche, terrorizzate dalla riduzione dei loro vampireschi guadagni (alle case discografiche vanno dal 90 al 95% del prezzo dell’album, frutto del duro lavoro dell’artista!), ha generato una caccia alle streghe risoltasi, in alcuni casi, in processi penali nei confronti di “pericolosissimi” minorenni e casalinghe.

In Italia, naturalmente, si e’ andati oltre. La mafiosa SIAE ha introdotto un balzello su ogni supporto di memorizzazione che possa contenere brani musicali: CD e DVD vergini ma anche hard disk esterni/interni, chiavette USB. Risultato? Siamo diventati un popolo di importatori di CD-DVD R. Gli italiani, tutt’altro che stupidi, hanno infatti iniziato ad acquistare i supporti vergini oltralpe.

Lo sgangherato provvedimento SIAE, quindi, non solo non ha contrastato il fenomeno pirateria, ma ha addirittura messo in ginocchio i nostrani produttori/venditori di supporti vergini.

Per questo (e, purtroppo, molto altro!) dobbiamo ringraziare l’italica burocrazia: quando pochi frenano molti.

Sep 20

Logo NokiaDopo l’entrata nel mondo della navigazione satellitare (con l’acquisizione di Smart2go) e la creazione d’un proprio social network (MOSH), la Nokia ha acquisito Enpocket, uno dei più importanti servizi di advertising mobile. Il colosso finlandese continua, quindi, nella sua tattica di diversificazione.

Del resto sono oltre 140 anni che la Nokia procede in questa direzione. Tutto comincio’ nel lontano 1865, con la creazione d’un impianto per la lavorazione del legno e della cellulosa sulle rive del fiume omonimo.

Avete capito bene: una delle piu’ grandi societa’ produttrici di telefoni cellulari ha iniziato la sua avventura nel settore del legname. Passando anche, nel periodo tra i due conflitti mondiali, per la produzione di articoli in gomma.

Cosa significa tutto questo?

Significa che:

1) diversificare il portafoglio produttivo e’ sempre un’ottima scelta

2) penisola scandinava e penisola italiana sono lontane anni luce in ambito burocratico (con il Bel Paese, naturalmente, nelle retrovie a mangiar polvere!)

Per il “semplice” subentro nella guida dell’azienda di famiglia, la figlia d’un imprenditore agricolo ha accumulato ben 23 chilogrammi di “scartoffie”, tra domande, bolli, attestati, modelli, documenti, … Il tutto, paradossalmente (ma non troppo visto che siamo in Italia!), senza nemmeno riuscire a raggiungere l’obiettivo.

L’italica burocrazia ha, infatti, logorato a tal punto la ragazza da farla desistere nel suo intento.

Gia’ perche’, oltre al peso dei documenti, non vanno dimenticate le code agli sportelli, gli impiegati dimentichi d’essere al servizio del cittadino, il lungo peregrinare da un ufficio all’altro, da un piano all’altro, da un carrozzone ente pubblico all’altro.

Davvero strano che in italia non ci sia il mito del “self made man” e che, ai concorsi pubblici, il numero dei partecipanti raggiunga (spesso) le 4 cifre.

Sep 18

Logo ZopaE’ mutuato dall’idea che e’ valsa il premio nobel per la pace a Muhammad Yunus nel 2006: il microcredito.
Pero’ di molto micro questo tipo di credito non ne ha l’aspetto.

Di cosa parliamo?

Di Zopa (Zone of Possible Agreement). Ne parla la BBC inglese, ne parlano i giornali di tutta europa, in italia ne parla solo Beppe Grillo nei suoi spettacoli.
E’ il credito p2p sociale, condiviso, garantito e a basso rischio per l’investitore.

Vediamo come funziona.

Finanziata dagli stessi investitori di eBay e Skype, Zopa è nata nel 2005 in Gran Bretagna creando in due anni una comunità che ha raggiunto i 130.000 iscritti. Forte del successo e dell’esperienza del modello inglese, Zopa sta entrando nel mercato USA, in Italia e in altri paesi europei.

Il funzionamento e’ presto detto ed a giudicare dal successo agli inglesi che sono molto diffidenti delle banche tradizionali, piace tantissimo.

Tutto il lavoro si svolge on line, vi sono da una parte i prestatori e dall’altra i richiedenti (del prestito ovviamente).

I prestatori devono solo chiarire quanto vogliono prestare del loro denaro, a che tasso e che tipo di rischio vogliono assumersi.
Va da se che se vogliono guadagnare in poco tempo un po’ di soldini dovranno assumersi piu’ rischio, ma nel contempo avranno un tasso piu’ alto di rendimento.

I richiedenti, devono compilare un profilo on line che alla fine (anche dopo indagini della stessa Zopa) assegna un ‘rating’, ossia una variabile di rischio.

Se una persona ha un rischio basso, sicuramente puo’ accedere ad un prestito a tasso eccellente mentre se una persona ottiene un rischio di insolvenza alta, potra’ accedere ugualmente al finanziamento, ma ad un tasso piu’ elevato.

La cosa e’ interessante per due elementi.
a) il richiedente ha tutto l’interesse a rimanere od a diventare un buon pagatore, cosi’ potra’ accedere ancora al sistema ed avere sempre tassi minori

b) il rischio e’ minimo. Il sistema non prevede l’incontro tra un unico finanziatore ed un unico richiedente, ma il richiedente prende i soldi un po’ da tutti, in modo tale che se dovesse ’scappare con la borsa piena di soldi’ il danno per ogni singolo finanziatore sarebbe minimo.

Cmq per farla breve, Zopa mette a disposizione di tutti una bella polizza assicurativa contro l’insolvenza e si rivolge anche alle societa’ di recupero crediti nei casi di mancati pagamenti protratti nel tempo.

Zopa ci guadagna lo 0,5% sia dal finanziatore che dal richiedente.

Agli inglesi la cosa e’ piaciuta se e’ vero che su 130mila iscritti gli insolventi sono solo lo 0,05%.

Attendiamo quindi lo sbarco anche in italia (negli Usa apriranno a breve) e non ci resta che pensare che forse in un futuro ci saranno tanti piccoli ventur capitalist che si sostituiranno alle banche tradizionali che si occupano oramai solo di grande finanza. Quella con la f minuscola pero’.

Sep 14

ventur capitalCapita sempre piu’ spesso di sentire parlare di gente che fa’ successo come imprenditore, successi strabilianti, e guadagni da capogiro.

Capita sempre meno frequentemente pero’ di capire come questa gente abbia fatto successo, se per via delle amicizie, delle frequentazioni, del papa’ ricco o per reali capacita’ umane, imprenditoriali e personali.

Martin Varsavsky e’ uno di questi.

Nato a Buenos Aires nel 1960 emigra a 16 anni con la famiglia negli Stati Uniti dove studia; quindi, in giovane eta’ , si stabilisce in Spagna.

Ed e’ qui che nasce la sua vena imprendioriale.
Fonda molte new company e tra i tanti successi (Viatel, Urban Capital Corporation etc..) e’ la Jazztel Telco che gli da’ notorieta’: primo access provider alternativo nella penisola Iberica.

Non contento, Martin vende allo stato la sua creatura e mette in piedi Ya.com il terzo piu’ grande isp spagnolo.

Ma la sua avventura non finisce qui. La sua piu’ intelligente societa’, a detta di tutti e’ FON, fondata nel 2005 compagnia dedicata all’espansione del wi-fi nel mondo.
Il concetto e’ molto semplice. Chiunque abbia un access point wi-fi puo’ condividere la sua connessione in maniera sicura con altri ‘foneros’ (gli utenti di fon) gratuitamente, ed in cambio ricevera’ lo stesso servizio quando girera’ per il mondo.

Semplice no?

Ebbene, Fon ha ricevuto donazioni da capital venturist di mezzo mondo tra cui Google, Skype, Excite e Sequoia Capital diventando un colosso ed arrivando ad avere solo in italia piu’ di 23000 utenti.

Interessante.
Martin pero’ non si e’ dimenticato che molti altri imprenditori nell’arco della sua vita imprenditoriale hanno creduto in lui e lo hanno finanziato.

Ha fondato la Varsavsky foundation per promuovere progetti umanitari e non, al fine di aiutare chi come lui ha delle ottime idee e cerca investitori.

Ma Martin non e’ il solo, molti conoscono Paul Allen, il socio di Bill Gates che tramite la sua fondazione ha dato il via a numerose attivita’ imprenditoriali di successo o dei creatori di Google che finanziano progetti di tutti i tipi tramite il ‘braccio’ filantropico di google.

Ed in italia?

Zero.

Attendiamo quindi che i nostri “bravi” imprenditori come Berlusconi, Tronchetti, De Benedetti, Della Valle, Scaglia, Soru etc… seguano il buon esempio del loro colleghi stranieri e diano una mano a questo paese, finanziando cio’ che le banche non finanziano: le idee innovative ed i giovani imprenditori che hanno tanta voglia di crescere.

Dovremo aspettare tanto?

Sep 13

Dopo essere stato per anni soddisfatto cliente tin.it, sia per l’assimilazione della stessa in Telecom Italia, sia per il mio trasloco in altra casa/citta’, ho dovuto scegliere un nuovo operatore ADSL.

Dopo aver condotto un sondaggio tra amici/conoscenti/clienti con cui ho avuto modo di constatare che gli altri operatori ADSL sono anche peggio di Telecom (spesso e volentieri per colpa del monopolio delle infrastrutture in cui agisce quest’ultima), sono passato ad Alice tutto incluso: 33,95 EURO (+ canone) al mese per telefonate nazionali flat (cellulari esclusi), ADSL a 2mbit (sempre flat) e cordless VoIP con numero nazionale aggiuntivo.
Non male , per lo meno sulla carta.

Richiedo il subentro nella linea del precedente inquilino ed attivo il servizio. In data 17 luglio 2007, dopo nemmeno 4gg. lavorativi, tutto e’ attivo: chi ben comincia e’ a meta’ dell’opera (speriamo!).

In attesa del router Alice, attacco il mio Netgear (DG834Gv2) ed inizio a navigare. Perfetto! Molto meglio del mio precedente abbonamento tin.it a 4mbit: sia in navigazione, sia in download; sia di giorno, sia di sera; sia nei giorni lavorativi, sia nel week end.

Nel frattempo mi arriva il router/modem Alice (Pirelli Gate 2 Plus): lo attacco e tutto funziona… tranne la rete wifi ed il VoIP.

No problem: riattacco il mio Netgear e, dopo aver fatto richiesta per la sostituzione del modem Alice/Pirelli, torno a navigare tutto contento.

Il secondo router, fornitomi dal centro assistenza 187, non arriva nemmeno a completare la diagnostica interna: spia rossa fissa (che nella legenda dei problemi significa modem guasto!). Riattacco il Netgear e metto da parte il modem Alice: lo cambiero’ senza fretta.

Tutto bene quel che finisce bene? Certo che no!

La sera di giovedi’ 30 agosto 2007 cerco d’inviare un’email: niente da fare. “Poco male, ci riprovero’ domani” penso.

Se non fosse che l’indomani la rete continua ad avere un andamento strano, ovvero: navigo e scarico (quasi) senza problemi, me se cerco di fare una richiesta al server (ovvero in upload!) del tipo login a gmail, ricerca flicker, invio dati via ftp, … NIENTE DI NIENTE! Tutto piantato!

Chiamo il 187 e segnalo il problema. Prove in centrale, prove a Roma, nulla: secondo loro viaggio senza problemi.

Ma io i problemi continuo ad averli! :(

Richiamo per il guasto, arriva un tecnico a casa mia, prova e riprova. Niente da fare! Con il suo modem usb va’ un po’ meglio, ma il difetto non e’ eliminato del tutto: alcuni siti si aprono ed altri no; gmail continua a non funzionare; la mail di lavoro funziona, ma solo se utilizzata online e non col canonico client di posta elettronica.

Sempre piu’ perplesso (e disperato!) provo a cambiare fili/filtri/cavi: identico risultato!
Arrivo alla drastica decisione di farmi cambiare il router Alice: magari e’ il mio Netgear che si e’ incasinato in upload o nelle regole firewall (quest’ultima opzione davvero poco probabile).

Nuovo giro al punto 187, nuovo modem/router. Torno a casa, collego l’apparecchio e…spia ADSL lampeggiante.

Chiamo il 187 e l’operatore mi dice: “Spia lampeggiante = ADSL con segnale sporco che non arriva a casa sua. Non si preoccupi, il problema e’ nostro e lo risolveremo!”.

L’esatto contrario di quanto dettomi dai tecnici da 4gg. a questa parte!

Riattacco il mio Netgear e l’ADSL c’e’. A conferma di questo arriva puntuale la telefonata del tecnico che mi (ri)conferma per l’ennesima volta che dal loro lato e’ tutto ok: il problema e’ certamente il modem.

Richiamo il 187 (stamane):

1mo operatore (dopo avergli spiegato il problema): “Il tecnico non ha ancora chiuso il ticket per guasto tecnico”

Io: “Quindi?”

1mo operatore: “Deve attendere che venga chiuso il ticket. Ci aggiorniamo a domani”

Io: “Nel frattempo potrebbe darmi il codice per la sostituzione del modem, cosi’ mi porto avanti”

1mo operatore: “Se non chiudono il ticket non posso generarle il codice. Deve aspettare almeno fino a domani”

Io: “Guardi che e’ da oltre 13gg. che ho problemi sulla linea, non si puo’ evitare di farli diventare 14?”

1mo operatore: “Mi spiace, devo aspettare che chiudano il ticket”.

Io: “No puo’ cercare una soluzione alternativa?”

1mo operatore: “Devo aspettare che chiudano il ticket: cosa posso farci?”

Io: “USARE IL CERVELLO INVECE DI RISPONDERMI COME UN AUTOMA CHE NON E’ POSSIBILE FARE NIENTE!”

1mo operatore: “Va bene, arrivederci”. Click.

Ottimo, incompetenti e maleducati: strano che la Telecom abbia i conti in rosso!

Non mi scoraggio di certo. Memore dei precedenti traslochi (5 in 3 anni!), ricompongo il numero nella speranza di trovare un operatore piu’ volenteroso.

2do operatore: “Mi dica?”

Io: “Ho aperto un ticket per il guasto, bla bla bla” gli spiego per filo e per segno il tutto, arrivando alla conclusione che necessito di un nuovo modem.

2do operatore: “Ma se la spia ADSL lampeggia il problema e’ di linea”

Io: “Ma se attacco il mio router/modem la linea c’e’”

2do operatore: “Ok, ok, allora non insisto: eccole il numero per la sostituzione del router Alice” e, a differenza del primo, mi fornisce il codice per poter richiedere un nuovo (il quarto!) Alice Gate 2 Plus.

Morale della favola:

1) Finche’ l’ADSL funziona tutti sono bravi, quando iniziano i problemi…si savli chi puo’ (e di solito non e’ l’utente!).

2) Per avere un’informazione dai vari call center (non solo Telecom) e’ necessario provare e riprovare finche’ non risponde una persona competente e gentile. Ci sono, esistono! Il problema e’ che le probabilita’ di trovarle sono le stesse di fare 6 lanciando un dado. Quando dovete risolvere un problema tramite call center, quindi, mettete in conto (almeno) 6 telefonate.

3) La societa’ del “tutti producono tutto” mostra quotidianamente i propri limiti: alla Pirelli era meglio che continuavano a fare gli pneumatici lasciando i router a chi li produce (e bene!) da tempo (vedi Netgear ndr).

4) Un azienda che opera in regime di monopolio non genera altro che disservizi e malumore per l’utente finale.

5) Ultimo ma non ultimo: sono al punto di partenza, con un’ADSL che funziona a singhiozzo! :(

Sep 11

ipod touchSi sa, quando si parla del digital divide ci vengono in mente le battaglie di Beppe Grillo per dare la connessione ad internet su tutto il territorio nazionale.

Il problema e’ che (come sempre) l’italia e’ in ritardo rispetto al resto del mondo.

E’ della settimana scorsa la notizia che Steve Jobs, capo indiscusso della Apple, abbia presentato il nuovo ipod touch (tra i tanti nuovi modelli).

Un simil iphone tutto touch screen con connettivita’ wi-fi.

Il nuovo ipod touch permette collegamenti ad internet via wi-fi supportando il protocollo standard nelle sue versioni b/g.

Interessante.

Gia’ da qualche mese, il noto software Fring, puo’ essere installato sui terminali (leggasi cellulari) wi-fi per una totale interoperabilita’ con Skype, Google Talk, Icq, Messenger ed anche il protocollo SIP per un voip via wi-fi sempre e comunque tramite il proprio cellulare da tasca con tariffe irrisorie se non nulle.

E qui, casca l’asino.

Il “piccolissimo” problema e’ che, mentre nei paesi come Regno Unito, Francia, Spagna, Germania, per non parlare dei paesi del nord europa, od anche dei nuovi paesi dell’est, trovate hot spot gratuiti in strada, nei locali, nelle biblioteche etc… in italia il problema wi-fi e’ praticamente ovunque.

Da nessuna parte troverete delle connessioni gratuite, e quelle che ci sono (le poche) sono a pagamento (con dei costi proibitivi) tali da scoraggiare anche il piu’ sprovveduto dei turisti o dei geek nostrani.

Bell’affare. Come sempre, un affare italiano.

Rodney's Search Widget plugged in.