Oct 31

Winner & loserIl decalogo del vincente e del perdente mette in evidenza le differenze tra due diversi modi di vivere e di affrontare problemi e situazioni. In particolare dal paragone in oggetto s’evince quanto segue:

Un vincente vede l’opportunita’ in ogni difficoltà, un perdente vede la difficolta’ in ogni opportunita’.

Ed in ambito IT l’Italia come si pone? Vincente o perdente?

Non preoccupatevi, non vi sto chiedendo di esprimere un giudizio: la domanda e’ retorica, l’azzurra Italia e’ perdente!

Alcune settimane fa, infatti, diversi giornali pubblicarono il solito articolo allarmista sui pericoli del web, questa volta tacciato di minare le basi (ndr almeno fosse cosi’!) del sistema scolastico italiano. Gia’ perche’, secondo giornalisti ed opinionisti, i ragazzi ormai non eseguono piu’ le ricerche nel modo classico, ossia sui tavoli delle biblioteche, sommersi di volumi e tomi polverosi, ma, semplicemente, accendono il PC, lanciano il browser e digitano www.wikipedia.org.

Milioni di lemmi e di schede a portata di click, mai nella storia dell’uomo la Conoscenza e’ stata cosi’ vasta e cosi’ facilmente raggiungibile.

Siamo pronti a gridare al miracolo ed a liberarci definitivamente dagli Scriba d’Egitto?

Certo che no, almeno non in Italia. In Italia siamo pronti a lamentarci, del resto la lamentela sterile cui non segue una parallela azione sembra essere lo sport nazionale.

Contrariamente al nostro perdente modo di fare, una professoressa americana, Marta Groom, ha pensato bene di allearsi con Wikipedia e di sfidare i propri studenti a scrivere alcune pagine della enciclopedia libera, travasando in essa le conoscenze acquisite durante lo studio, naturalmente con tutte le verifiche del caso.

“Se non posso batterla tanto vale farmela amica” avra’ pensato la docente. Del resto come darle torto: lottare contro il nuovo che avanza, ovvero contro la tendenza dei ragazzi ad aiutarsi nei compiti navigando in internet, e’ come battersi contro i mulini a vento.

Oltre che assurdo dal momento che iniziative governative quali “Vai con Internet” e “PC alle famiglie” ed il successivo “Vola con internet” dimostrano la bonta’ della rete come strumento di studio.

Oct 29

Alice.itPensavate di esservi liberati di me e, soprattutto, della mia disavventura con la “signorina” alice?

A dire il vero lo pensavo anch’io :(

Invece sono di nuovo qui a parlarvi dell’epilogo (almeno spero) della mia tragicomica all’italiana.

Ci eravamo lasciati che, piu’ o meno, navigavo. Dopo qualche giorno il “piu’ o meno” e’ diventato sempre meno finche’ ho smesso di navigare del tutto.

Per la serie il troppo stroppia ho preso l’unica decisione possibile: lascio perdere la signorina alice. L’idea iniziale era quella di passare a quei due bei maschioni di Fiorello e Mike Bongiorno, con la loro “offerta cui non puoi rinunciare”.

Ci penso e ci ripenso e, siccome sono in affitto ed a breve dovro’ traslocare, maturo una decisione ancor piu’ drastica: chiudo la linea Telecom e mi organizzero’ per navigare via cellulare (o scheda 3).

Chiamo il 187 per conoscere la procedura da seguire:

Operatrice: “Vedo che lei ha gia’ aperto una richiesta di guasto alla linea ADSL. Non vuole aprirne un’altra?”

Io (trattenendomi dal gridarle nell’orecchio): “Guardi sono piu’ di 2 mesi che faccio richieste di guasto praticamente odierne: non avete risolto nulla“.

Operatrice: “Ok, non insisto. E’ solo che chiudendo il servizio “tutto incluso” prima del tempo dovra’ pagare una penale di 40,00 EURO“.

Io: “Guardi che in un mese col nuovo operatore ADSL ho gia’ ammortizzato la penale”.

Operatrice: “Ok, ok. Allora deve recarsi presso un punto 187, restituire il modem/router e l’Aladino VoIP e faxarci la ricevuta di avvenuta consegna. Quindi chiamarci e procedere telefonicamente alla chiusura”.

Stupidamente fiducioso nel prossimo (soprattutto quando il prossimo e’ un operatore del call center Telecom), metto modem e Aladino in macchina e mi reco presso un punto 187.

Arrivo al punto 187 e…sorpresa: i punti 187 non sono organizzati per ritirare i prodotti resi. Dovro’ spedire il tutto (naturalmente a mie spese) ad Asti. Mentre mi dice questo, la signora mi propone di lasciarle il nome ed un numero di cellulare cosi’ che, non appena la Telecom li rifornira’ dei modem wifi, potranno chiamarmi per consegnarmene uno funzionante. :|

“Pronto? C’e’ qualcuno?”, mi vien voglia di bussarle sulla testa. Le ho appena detto che voglio chiudere il contratto Telecom e lei cerca di rifilarmi il sesto modem/router Pirelli. Comunque, riflettendo sulla sua risposta fuori luogo, se ne deducono alcune interessanti osservazioni:

1) Il carrozzone Telecom e’ ormai totalmente distaccato dal suo prodotto. La mission aziendale e’ vendere-vendere-vendere, miope politica che ha portato al costante degrado del servizio offerto.

2) I modem wifi sono praticamente introvabili. Il che significa, ad ulteriore conferma dei miei pensieri, che i fantastici modem/router Pirelli hanno un tasso di malfunzionamento davvero elevato (nel mio caso il 100%!).

Torno a casa, chiamo il 187 e chiedo (nuovamente) all’operatrice la procedura da seguire per chiudere il contratto Telecom.

Operatrice: “Ma non glielo ha gia’ spiegato la mia collega?”

Io: “Certo, me l’hanno gia’ spiegato due sue colleghe. Il problema e’ che mi hanno detto cose totalmente diverse”.

Operatrice: “Ho capito: questa e’ la prova del nove” e, detto questo, mi conferma che dovro’ spedire il tutto al servizio clienti (che, visto il servizio offerto, credo che ormai coincida col servizio reclami).

Ed ora la ciliegina sulla torta. Mentre scrivevo questo post mi chiama il punto 187:
“Ci e’ appena arrivato un modem/router nero, quello che mi aveva tanto caldamente richiesto”.

AAAAARRRRGGGGGGHHHHHHH :(

Il fatidico modem “vela”, uno dei pochi modem/router di Telecom a funzionare egregiamente, quello che, in due punti 187 su due, m’avevano confermato non essere piu’ in produzione ne’ in circolazione: ora che decido di disdire il tutto, eccolo che arriva.

Non ho parole!

Oct 24

Davide contro GoliaCome (immagino) gia’ sapete, l’idea di questo blog ci e’ venuta leggendo continuamente delle differenze in ambito IT che ci stanno sempre piu’ allontanando dai paesi sviluppati.

Le notizie di oggi, purtroppo, mostrano ancora una volta come arranchiamo per tenere il passo ma, fortunatamente, ci permettono di porre l’attenzione su un italico difetto che, se eliminato, ci permettera’ di recuperare il terreno perduto.

Iniziamo dalle notizie: un giovane cittadino di Sellacava ha scritto una lettera aperta al presidente del Consiglio, a Telecom, al presidente della Regione Lazio, a quello della provincia di Frosinone, al sindaco di Ausonia e ad altri ancora perche’ la banda larga sia davvero per tutti; a Firenze una sentenza afferma che chi compra un computer con Windows pre-installato puo’ rinunciarvi ottenendo di diritto un rimborso di 140,00 EURO; il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Ricardo Franco Levila, afferma che la nuova legge sull’editoria online, attualmente in discussione al Governo, riguardera’ soltanto le testate giornalistiche tradizionali dotate di parallela redazione internet: i bloggers stiano tranquilli.

Cosa si evince da quanto sopra? Che, secondo la prima notizia, i consumatori sono piccoli insetti che ronzano fastidiosamente attorno alle Grandi Societa’, e che da queste sono scacciati con un noncurante gesto della mano. Le altre notizie, pero’, ci ricordano come i piccoli Davide possono combattere e, piu’ spesso di quanto si creda, vincere contro i grandi Golia.

Spesso e volentieri l’idea del consumatore che s’e’ visto attivare servizi di telefonia non richiesti e’: “Ma cosa devo fare, mettermi contro la Telecom? Quelli possono schierare i migliori avvocati in circolazione” e, certo di questo fatto, lascia perdere e subisce remissivamente l’ingiustizia.

Sapete una cosa? Telecom e’ l’azienda che, lo scorso anno, ha avuto il piu’ alto numero di condanne dal Giudice di Pace.

Ripeto: Davide ha vinto (e continua a vincere!) contro Golia.

Purtroppo, pero’, noi italiani siamo egocentrici ed individualisti. Se, da un lato, queste caratteristiche ci hanno permesso di raggiungere livelli ineguagliabili in ambito artistico, dall’altro ci costringono a subire le angherie dei potenti.

Perche’? Perche’ se e’ vero che Davide ha vinto contro Golia, e’ ancor piu’ vero il proverbio “L’unione fa la forza“.

Pensare all’insieme e non al singolo, combattere per il bene comune e non “Tanto io l’ADSL ce l’ho!”, rivolgersi alle associazioni dei consumatori (nate proprio per questo motivo!), puo’ generare un volano virtuoso che, come dicevo in avvio di post, una volta messo in moto puo’ farci recuperare il terreno perduto.

Oct 22

BrowsersDopo i numerosi scontri dipendenti/datore di lavoro in materia di “navigazione internet in orario lavorativo”, uno studio condotto dalla Opa (Online Publishers Association Europe) spezza una lancia in favore dell’utilizzo del web sul posto di lavoro.

Secondo tale ricerca, i siti piu’ visitati dai naviganti durante l’orario di lavoro sono quelli d’informazione.

Dalla ricerca emerge, infatti, che internet e’ ormai lo strumento d’informazione piu’ utilizzato durante le ore diurne e lo sta diventando anche in quelle serali, arrivando a spodestare i media tradizionali, televisione in primis.

Cosi’ come visitare siti d’intrattenimento e/o pornografici non e’ per niente costruttivo, e’ al contrario innegabile che dipendenti informati e mentalmente attivi sono un valore aggiunto per l’azienda.

Lo studio in oggetto ha, inoltre, evidenziato come i cybernaviganti considerino “la pubblicita’ su internet come la piu’ innovativa, informativa e rilevante” e come, se appare su un sito di informazione e notizie di cui ci si fida, è ritenuta più credibile.

Quest’ultima “scoperta” potrebbe far rizzare (ulteriormente) le antenne agli uomini marketing, con conseguenti investimenti ingenti nel web e, quindi, con il vantaggio, da un lato, di maggiori servizi per il popolo della rete, e con il rischio, dall’altro, di rimanere sommersi da invasivi banner e pop-up pubblicitari.

Oct 19

Il LeviatanoTi svegli la mattina, accendi la radio, ascolti un po’ di musica. Ti vien da sorridere a come la distribuzione dei contenuti audio stia evolvendo nell’era di internet e, pensando alla milanese downloaders.it, ti senti un po’ orgoglioso d’essere italiano.

Poi accendi il computer e, mentre fai colazione, leggi le notizie dei principali siti d’informazione IT: Rutelli si scaglia contro italia.it arrivando a dichiarare che, forse, e’ giunto il momento di chiudere il portalone del turismo; il bando per il wi-max viene (giustamente!) bloccato dal ricorso d’una societa’ (la MGM Production Group Srl) che non ci sta ai in Italia normali giochi di potere che assegnano le frequenze di questa tecnologia ai “soliti noti” ed infine, ciliegina sulla torta, scopri che l’attuale Governo, forse in preda ad un colpo di sole, in agosto ha presentato una proposta che, se dovesse diventare legge, costringera’ tutte ma proprio tutte le attivita’ web a registrarsi al “Registro degli operatori di Comunicazione” = burocrazia, procedure, SPESE!

Siamo alle solite: per un piccolo passo in avanti fatto nel settore IT (passo fatto, naturalmente, dalle PMI), assistiamo inermi a passi da gigante fatti dai nostri politici in direzione opposta.

Anche l’uscita di Rutelli, che potrebbe a prima vista apparire positiva, e’ in realta’ una presa per i fondelli bella e buona: dopo decine di miliardi spesi (come?!?) per lo sviluppo di italia.it, dopo aver chiuso la porta in faccia agli addetti ai lavori che chiedevano lumi sulla vicenda, dopo fiumi di parole (ed, insisto, di denaro pubblico) spese sull’argomento, cosa decide di fare il Governo? Di chiudere il portalone del turismo.

Geniale!

Nel corso degli anni i nostri politici ci hanno, purtroppo, fatto assistere alla nascita di decine, centinaia, migliaia di opere pubbliche, rimaste poi incomplete (od inutilizzate) ed ora in totale abbandono.

Ma i tempi sono cambiati: benvenuti nell’era del web, che se per gli altri stati significa futuro, progresso, sviluppo, nell’italietta vuol semplicemente dire un nuovo pozzo senza fondo per i (NOSTRI!) soldi pubblici.

Oct 17

Monoscopio RAIVe lo ricordate? Ne sono passati di anni dal monoscopio RAI.

Eppure, leggendo le notizie di stamane, si ha la netta sensazione (per non dire la certezza!) che, da allora, la TV italiana sia rimasta ferma al palo.

Certo, sono nate le emittenti private, ma dal punto di vista tecnico e, soprattutto, dal punto di vista “scenari futuri” siamo fermi nei confronti degli altri Paesi.

La BCC, notizia di stamane, ha sottoscritto un accordo per trasmettere gratuitamente il proprio palinsesto attraverso gli hot-spot wifi dell’azienda The Cloud.

In questo modo “gli utenti potranno guardare un episodio della serie preferita sorseggiando un caffè o, se non è il momento, scaricarlo e vederlo più tardi“.

Utenti che, ricordiamo, a differenza dell’Italia possono collegarsi agli hot-spot gratuiti senza tanti problemi.

E nel Bel Paese?

Il Governo, pardon, “i Governi” investono milioni di fondi pubblici in una tecnologia nata morta: il digitale terrestre. Una tecnologia i cui primi esperimenti sono cosi’ soddisfacenti da costringere due delle principali emittenti della Valle d’Aosta, regione pilota insieme alla Sardegna per la sperimentazione, a tornare all’analogico!

Well done Italia! :(

Oct 16

Logo italia.it

Oggi e’ un brutto giorno per la democrazia: l’ennesimo tentativo di scandaloitaliano di fare luce sulla questione italia.it e’ fallito miseramente, data la risposta negativa della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Per chi non avesse seguito le vicende del “portalone del turismo”, fortemente voluto dal precedente Governo (e fortemente lodato da quello attuale) per far conoscere le bellezze della Penisola al di la’ dei confini nazionali, riassumo brevemente.

L’idea del portale del turismo e’ del 2004 quando, per promuovere l’Italia in ambito turistico, vennero stanziati 45 milioni di euro. Di questi circa 10 (poco meno di 20 miliardi delle vecchie lire!) vennero utilizzati per lo sviluppo del portale in questione. Sviluppo che, a detta di molti webmaster, sarebbe dovuto costare (a voler esagerare!) alcune decine di migliaia di euro.

Di fronte a questo scandalo in molti non si sono limitati a brontolare (diffuso passatempo nazionale) ma, come appunto i gestori di scandaloitaliano, si sono attivati per cercare di far chiarezza su come i soldi pubblici di cui sopra sono stati spesi, con tanto di petizione online firmata anche dal sottoscritto.

Risultato? Non ci e’ dato sapere. Soldi nostri, versati con il regolare pagamento delle tante imposte, vengono utilizzati “in un qualche modo” ed il cittadino non ha il diritto di sapere (la prima immagine che mi viene in mente e’ quella di un muro di gomma, ma questa e’ un’altra storia).

Paga e taci!

Questa si’ che e’ democrazia. Se poi la paragoniamo alla monarchia inglese dove, da alcuni anni, la Corona ha il dovere di pubblicare via web il rendiconto annuo delle spese sostenute (ndr che ammontano alla meta’ delle spese dei nostri Governi), ci rendiamo di quanto siamo indietro: non soltanto a livello informatico, ma anche a livello di civilta’.

Rodney's Search Widget plugged in.