
Oggi e’ un brutto giorno per la democrazia: l’ennesimo tentativo di scandaloitaliano di fare luce sulla questione italia.it e’ fallito miseramente, data la risposta negativa della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Per chi non avesse seguito le vicende del “portalone del turismo”, fortemente voluto dal precedente Governo (e fortemente lodato da quello attuale) per far conoscere le bellezze della Penisola al di la’ dei confini nazionali, riassumo brevemente.
L’idea del portale del turismo e’ del 2004 quando, per promuovere l’Italia in ambito turistico, vennero stanziati 45 milioni di euro. Di questi circa 10 (poco meno di 20 miliardi delle vecchie lire!) vennero utilizzati per lo sviluppo del portale in questione. Sviluppo che, a detta di molti webmaster, sarebbe dovuto costare (a voler esagerare!) alcune decine di migliaia di euro.
Di fronte a questo scandalo in molti non si sono limitati a brontolare (diffuso passatempo nazionale) ma, come appunto i gestori di scandaloitaliano, si sono attivati per cercare di far chiarezza su come i soldi pubblici di cui sopra sono stati spesi, con tanto di petizione online firmata anche dal sottoscritto.
Risultato? Non ci e’ dato sapere. Soldi nostri, versati con il regolare pagamento delle tante imposte, vengono utilizzati “in un qualche modo” ed il cittadino non ha il diritto di sapere (la prima immagine che mi viene in mente e’ quella di un muro di gomma, ma questa e’ un’altra storia).
Paga e taci!
Questa si’ che e’ democrazia. Se poi la paragoniamo alla monarchia inglese dove, da alcuni anni, la Corona ha il dovere di pubblicare via web il rendiconto annuo delle spese sostenute (ndr che ammontano alla meta’ delle spese dei nostri Governi), ci rendiamo di quanto siamo indietro: non soltanto a livello informatico, ma anche a livello di civilta’.
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