Ti svegli la mattina, accendi la radio, ascolti un po’ di musica. Ti vien da sorridere a come la distribuzione dei contenuti audio stia evolvendo nell’era di internet e, pensando alla milanese downloaders.it, ti senti un po’ orgoglioso d’essere italiano.
Poi accendi il computer e, mentre fai colazione, leggi le notizie dei principali siti d’informazione IT: Rutelli si scaglia contro italia.it arrivando a dichiarare che, forse, e’ giunto il momento di chiudere il portalone del turismo; il bando per il wi-max viene (giustamente!) bloccato dal ricorso d’una societa’ (la MGM Production Group Srl) che non ci sta ai in Italia normali giochi di potere che assegnano le frequenze di questa tecnologia ai “soliti noti” ed infine, ciliegina sulla torta, scopri che l’attuale Governo, forse in preda ad un colpo di sole, in agosto ha presentato una proposta che, se dovesse diventare legge, costringera’ tutte ma proprio tutte le attivita’ web a registrarsi al “Registro degli operatori di Comunicazione” = burocrazia, procedure, SPESE!
Siamo alle solite: per un piccolo passo in avanti fatto nel settore IT (passo fatto, naturalmente, dalle PMI), assistiamo inermi a passi da gigante fatti dai nostri politici in direzione opposta.
Anche l’uscita di Rutelli, che potrebbe a prima vista apparire positiva, e’ in realta’ una presa per i fondelli bella e buona: dopo decine di miliardi spesi (come?!?) per lo sviluppo di italia.it, dopo aver chiuso la porta in faccia agli addetti ai lavori che chiedevano lumi sulla vicenda, dopo fiumi di parole (ed, insisto, di denaro pubblico) spese sull’argomento, cosa decide di fare il Governo? Di chiudere il portalone del turismo.
Geniale!
Nel corso degli anni i nostri politici ci hanno, purtroppo, fatto assistere alla nascita di decine, centinaia, migliaia di opere pubbliche, rimaste poi incomplete (od inutilizzate) ed ora in totale abbandono.
Ma i tempi sono cambiati: benvenuti nell’era del web, che se per gli altri stati significa futuro, progresso, sviluppo, nell’italietta vuol semplicemente dire un nuovo pozzo senza fondo per i (NOSTRI!) soldi pubblici.
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