La questione di Travaglio-Schifani mi porta a fare delle rifessioni che travalicano il giornalismo e arrivano alla questione di opportunismo.
Beppe Severgnini, amico di Travaglio e suo collega ai tempi di Montanelli, in una bella risposta sul Corriere ravvisa che, Travaglio spesso sia poco opportuno con le sui uscite e dice tra le altre cose:
“Possiamo sempre dire quello che ci passa per la testa? Forse sì. Dobbiamo farlo? Marco, Beppe Grillo e Sabina Guzzanti pensano di sì. Io dico, invece, di no. Possiamo farlo (quindi, abbasso la censura); ma non DOBBIAMO farlo.”
Ed ancora: “Quando parlo all’estero, ogni volta che nomino Berlusconi, devo ricordare che recentemente ha definito «eroe» un condannato per mafia (Mangano)? Posso farlo, se l’argomento è la criminalità organizzata o se mi rivolgono una domanda nel merito.
Ma Berlusconi ha fatto anche altre cose - per fortuna - ed esordire con una affermazione così, per quanto vera, sarebbe discutibile. L’uomo è stato votato dalla maggioranza dei miei concittadini, è il mio primo ministro: lo posso criticare, ma perché accanirmi ogni volta che vedo un microfono? Per lo stesso motivo un giornalista americano, anche se non ama Bush, non esordisce sempre citando il numero di morti in Iraq o gli amici in affari o i problemi con l’alcol in gioventù”
Sara’. Ma la mia perplessita’ rimane: quando allora uno deve dire le cose che ritiene vere? quando non lo ascolta nessuno? Quando la tivu’ e’ spenta?
Faccio un parallelo con la mia professione: sono un consulente informatico e mi capita di avere clienti che mi dicono “ah, ma lei non e’ capace di gestire il cliente” semplicemente perche’ metto nero su
bianco o dico apertamente al cliente stesso che certe cose in informatica non si fanno e se si fanno si sbaglia. (spesso con eventi catastrofici come la perdita di dati importanti, e succede spesso.)
Eppure, il cliente mi paga per dirgli certe cose e pagandomi richiede lui stesso di dirgli la verita’. Dovrei mentirgli? Indorare la pillola? Usare un metodo piu’ persuasivo? Fare piu’ giri di parole? Gufare che perda i dati di cui non ha fatto il backup?
E se facessi cosi’, quale sarebbe la distinzione tra un buon ed un pessimo consulente? E’ questa la chiave per fare carriera? (o per avere tanti soldi?)
Sono molto, ma molto perplesso rispetto a certe affermazioni di opportunismo.
Forse se avessimo meno opportunisti, avremmo meno ipocriti e meno vigliacchi in giro.
Le societa’ ne trarrebbe indubbi vantaggi.
Rimane comunque sempre la domanda: ma quello che va’ dicendo Travaglio (citando un libro di Lirio Abbate) e’ vero o no? Insomma, in soldoni, Schifani e’ stato o no socio di questa gente? E che rapporti ha intrattenuto negli anni con loro e con i loro amici?
Al di la’ del contesto in cui sono state poste: sono domande inopportune?
Pubblicato da fab73it
Commenti recenti