Sep 22

EspanaNegli ultimi anni in tanti (politici, opinionisti, studenti e neo-laureati, ricercatori, … ) hanno guardato con interesse ed ammirazione alla crescita della vicina Spagna.

Bene, da oggi c’e’ un ulteriore motivo per guardare con ammirazione i nostri “vicini”: la tutela delle liberta’ digitali. E’ notizia di oggi, infatti, che un tribunale di Madrid ha (permettetemi di aggiungere: giustamente!) dichiarato legali, con sentenza definitiva, i link del P2P.

Riassumendo alquanto, la sentenza afferma che un link e’ un link, poco importa se, cliccandolo, riconduce a materiale protetto da copyright: pubblicarlo non costituisce reato.

Per chi non lo ricordasse stiamo parlando d’un Paese che, sino a pochi decenni fa (1975), viveva ancora sotto la dittatura militare del Caudillo Francisco Franco (una dittatura durata circa 40 anni!) e che, negli ultimi tempi, ha intrapreso una crescita, non solo economica, che lo sta trasformando in un Paese ben piu’ civile ed evoluto del nostro.

Sempre per chi non lo ricordasse, infatti, in Italia e’ ancora attiva la censura, che ha portato alla chiusura del blog di Carlo Ruta accusato, secondo una “attualissima” legge del 1948 (!!!), di stampa clandestina.

Sara’ forse un caso che la Catalogna (per citare una regine spagnola a caso) ha visto crescere la sua popolazione di un milione e 500mila abitanti negli ultimi 8 anni?

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Aug 28

The Pirate Bay logoCi risiamo! Su pressione dell’organizzazione delle Majors (che in Italia risponde al nome di FIMI), alcuni giorni fa il sito dei “Pirati della Baia” e’ stato oscurato, in seguito al provvedimento col quale il GIP ha accolto la richiesta di sequestro preventivo del PM.

In che senso ci risiamo? Nel senso che, ancora una volta, questi signori, alquanto digiuni d’informatica ed ancor di piu’ di reti/internet, stanno tentando di svuotare il mare con un cucchiaino.

Si’, perche’ per sua stessa natura, il web non e’ controllabile!

Blocco DNS? C’e’ OpenDNS. Filtro sull’IP? Ci sono i proxy servers. Misure ancor piu’ restrittive? La soluzione si chiama Tor. A meno di (impensabili!) cambiamenti radicali nella struttura stessa della rete, ripeto, internet non e’ controllabile.

Perche’ non smetterla, quindi, con questa pagliacciata e cercare soluzioni alternative (che, per altro, gia’ esistono!)?

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Aug 10

Down chartIeri mattina, facendo colazione, mi sono imbattuto in un paio d’articoli di Repubblica che la dicono lunga sulla considerazione dell’IT nel Bel Paese e, soprattutto, del livello (zero!) di conoscenza dell’IT di chi fa (dis)informazione.

Nel primo (ormai inmancabile) articolo si parlava della crisi/recessione:

-2% nel cunsumo di pane/pasta;

-2,2% nel settore vacanziero ( -6% se si prendono in considerazione i soli alberghi di lusso);

-50% nell’acquisto dei condizionatori;

eccetera.

Poche pagine dopo ed ecco Ferdinando Giugliano parlarci della crisi dell’home video, negativamente capeggiata da Blockbuster, in procinto di chiudere una ventina di punti vendita; centinaia i posti di lavoro a rischio. Il colpevole della crisi? Il web ed il p2p, naturalmente!

Gli italiani non hanno piu’ soldi, stanno tagliando i fondi per pane e pasta (leggasi “stringere la cinta”), non vanno in vacanza ma secondo Giugliano…la crisi dell’home video non e’ di certo da attribuirsi alla crisi/recessione mondiale, certo che no, ma al web.

Cattivo, cattivo web!

Certo, direte voi, una persona dotata d’un minimo di logica capirebbe da se’ che la crisi di Blockbuster non e’ altro che la naturale evoluzione degli eventi: crisi economica = tagli alle spese futili.

Ma siamo sicuri che, in Italia, il lettore medio della carta stampata sia dotato di senso critico?

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Apr 02

libreremoCi aggiungiamo a Punto Informatico nel segnalarvi una bella iniziativa derivata dal giusto mix tra cultura e tecnologia: libreremo.org, “un portale finalizzato alla condivisione e alla libera circolazione di materiali di studio universitario (e non solo!), che si inquadra in un percorso di lotta per l’accesso alle conoscenze e alla formazione“.

Lo scopo? “La possibilita’ di scaricare e condividere libri di testo utilizzati nelle università italiane protetti da diritto d’autore, manuali, appunti e dispense, testi rari o in lingua originale e libri fuori catalogo perché poco interessanti per il mercato“.

Un lancia spezzata a favore del p2p poiche’ la condivisione, contrariamente a quanto continuino a pensare (microcefalicamente) le Major Discografiche, non e’ solamente violazione dei diritti d’autore ma e’, soprattutto, crescita culturale dell’individuo.

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Mar 18

Emule cageFinalmente, dopo anni di battaglie senza esclusione di colpi, la caccia alle streghe lotta al P2P sembra subire sensate tappe d’arresto.

In Italia, in Europa, negli USA, i giudici hanno iniziato a mettere un freno all’arroganza delle Major disco-cinematografiche e, soprattutto, ai loro illegali metodi di monitoraggio della rete P2P.

Se, da un lato, siamo i primi a stigmatizzare l’utilizzo del P2P per scopi malavitosi (download, masterizzazione e successiva vendita delle copie pirata), dall’altro siamo assolutamente contrari a qualsiasi forma di controllo che limiti la liberta’ dell’individuo.

E le rimostranze dello studio legale di Bolzano (Mahlknecht & Rottensteiner) che hanno difeso la Peppermint (chi volesse approfondire clicchi qui), ovvero “siamo colpiti dal fatto che venga considerata illecita tout-court un’attivita’ che però ha una finalità importante, quella di difendere il diritto d’autore“, fanno acqua da tutte le parti.

Ci ricorda una puntata dei Simpson dove Homer si difende da una ingiustizia perpetrata ai sui danni con un’altra ingiustizia:

Lisa: “Ma papa’ due ingiustizie NON fanno una giustizia!”

Homer pensieroso: “Uhhhmmm…si’…piccola: due ingiustizie FANNO una giustizia!”

;)

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